ABOUT

Conosci il fotografo

Sono Diego Santangelo, 1962, un pò avanti con gli anni ma ancora follemente innamorato del mio lavoro.

Continuo a sentire nella testa le stesse idee e pulsioni di quando ero un ragazzino.

Non a caso il logo che mi accompagna da poco meno di 20 anni è uno scatto fatto a mio figlio, il più piccolo, che se da un lato ne riproduce la natura più bella e profonda, dall'altra incarna il mio stesso sentire, in realtà rappresenta me stesso. Ecco se c'è da desiderare qualcosa quello per me è riuscire a restare bambino il più a lungo possibile.

Sulla falsa riga di quello scatto mi riservo in questo spazio la possibilità di ritrarre persone, di sabato, quando il tempo libero ci riserva sorprese migliori non gravate dalla frenesia.

Ritrarre con quello stesso occhio che conservo da allora, incuriosito dall'essenza del bambino, alla ricerca di una verità anche se fuggevole.

 

Mi interessa ritrarre le persone catturando il loro lato più intenso e profondo. Per questo scelgo il bianco e nero e una nitidezza e densità impietosa, tanto da voler raccontare ogni poro della pelle, ogni pagliuzza degli occhi. Un frammento di esistenza cristallizzato in un ritratto fatto per cercare il centro, l'anima della gente.

Se senti il bisogno di metterti per una volta "a nudo" e vuoi posare sul set che spesso ospita attori e modelli internazionali, sarò felice di dedicarmi per cercare in te quella luce che a volte ti sfugge, che resta nascosta a te e ai tanti che ti conoscono solo in parte. Vieni e scopri te stesso. Prenota ora un'appuntamento per il prossimo Sabato dei ritratti.

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STATEMENT

“È stato in centinaia di occasioni il fotografo delle star, dei campioni, delle top models, della gente comune.

Ama la regia e dirige una squadra di professionisti fantastica che concretizza i sogni, intendo quelle immagini che escono dal recinto della realtà edulcorata dei social per diventare eteree suggestioni di un mondo sognato.

A 60 suonati continua a raccontare volti e storie di gente comune, e niente sembra fermarlo.”

 

Luigi Solimene